For The Record:
A Nerd is someone who is passionate about learning/being smart/academia.
A Geek is someone who is passionate about some particular area or subject, often an obscure or difficult one.
A Dork is someone who has difficulty with common social expectations/interactions.
You scored better than half in Nerd, earning you the title of: Pure Nerd.
The times, they are a-changing. It used to be that being exceptionally smart led to being unpopular, which would ultimately lead to picking up all of the traits and tendences associated with the "dork." No-longer. Being smart isn't as socially crippling as it once was, and even more so as you get older: eventually being a Pure Nerd will likely be replaced with the following label: Purely Successful.
Congratulations!
THE NERD? GEEK? OR DORK? TEST
Sabato a Roma c'è la Notte Bianca: il vero evento, è questo. Ma poi c'è anche: abusamyplay. La notte bianca mi ricorda il black out epocale e una notte, un anno fa, vissuta con la gola stretta. Quest'anno, come ogni notte e come ogni giorno, quella stella ci sarà.
Brutta cosa quando fai qualcosa non all'altezza delle aspettative. Se poi la sera prendi anche una multa per poco più di un'ora di parcheggio senza aver pagato il ticket...
Esiste un rapporto tra i nomi dei personaggi delle Cosmicomiche di Calvino e dei mobili di Ikea?
Tell me why?
I don't like Mondays.
Tell me why?
I don't like Mondays.
Tell me why?
I don't like Mondays.
I want to shoot
The whole day down.
Secondo me, a new orleans dovrebbero lasciar perdere. Abbattere le dighe, spostare gli abitanti da qualche altra parte (che tanto ne son rimasti pochi, e lasciare che succeda quel che succeda nella città e nell'area inondata. E' un'occasione fantastica: un modello su grande scala di quello che potrebbe succedere tra qualche decennio in molte aree di tutto il mondo, e realizzato quasi gratis. anzi, mo' scrivo una lettera a Bush.
Ulisse Sifossifoco da queste parti è una delle letture più apprezzate.
Quello che sta succedendo a New Orleans sembra uscito da un romanzo di Lansdale. Mi domando quando verranno fuori i racconti di cannibalismo. La morte della civiltà, della società. Ne discutevamo con Zinc ieri: ti rubi un televisore, ma che cazzo ci fai con un televisore li' in mezzo all'acqua? I frutti del capitalismo selvaggio: dimenticarsi delle necessità di base (argini, case, sanità, soccorso) per esasperare la competizione e bisogni inutili. Virtualizzare l'economia, ma l'hardware rimane quello di trent'anni fa. Tutto ciò, senza parlare del luogo dove hanno fatto espandere la città. Google Earth dà modo di vedere bene queste cose: ad esempio il Vesuvio, e la città che lo ingloba: un vulcano che ha eruttato l'ultima volta 60 anni fa, circondato da una città che cresce. Cuba ha offerto il proprio personale sanitario. Probabilmente sarebbero loro a fare il migliore lavoro: da molto tempo sono abituati a lavorare in condizioni d'emergenza. In parte per colpa degli USA.

Finalmente capiremo il mistero Buttiglione.
Il primo post con il nuovo computer :)

Si, lo so, dovrei iniziare a scrivere e a raccontare della Cina. Ma come sempre con le grandi narrazioni non mi sento a mio agio. Potrei tentare di mettere insieme microflash, ma il tempo per ora manca. Pero', vale assolutamente la pena andare in Cina.
Letto "Arriva la madama" di Ed McBain, 87° distretto. Come sempre. E' probabilmente il suo secondo romanzo dell'87°. E lui è morto a luglio, quest'anno.
Liberazione - 25 agosto 2005
Negli ultimi anni, la politica italiana si è rivolta sempre di più verso gli Stati Uniti come fonte di ispirazione. Il neoconservatorismo d’oltreoceano è diventato qui – terra papalina – teoconservatorismo, mettendo l’accento sulla necessità di combattere il multiculturalismo, il relativismo e quant’altro osi mettere in discussione il primato morale della religione cattolica romana. Dal dibattito su una già poco piacevole Costituzione europea, la quale non meritava l’ulteriore sfregio del richiamo clericale, fino al Pera teocratico del meeting di CL, sembra essere diventato necessario aderire ad una religione per essere fino in fondo umani. Derivazione di questo rigurgito divino-americanista è la pressione che si sta progressivamente esercitando sulla cultura scientifica. Il referendum sulla procreazione medicalmente assistita è stato solo l’ultimo episodio di disinformazione illiberale sui temi della ricerca e dell’insegnamento della scienza, cui vanno aggiunti i maldestri tentativi di riforma, da destra e da sinistra, dell’università e degli enti di ricerca nel tentativo di scopiazzare il ‘modello americano’. A pochi giorni dalla riapertura delle scuole, e negli occhi le immagini poco edificanti di Papa Ratzinger a Colonia e di Pera da Comunione e Liberazione, torna però alla mente uno dei cavalli di battaglia delle religioni (sono tante, non va dimenticato, come le sette new age) cristiane: la critica al darwinismo e all’idea di evoluzione biologica su basi esclusivamente naturali. L’attacco al darwinismo è in realtà qualcosa di poco evidente in Europa, almeno fino a pochi anni fa. Al contrario, negli Stati Uniti vi è una grande tradizione di lettura letterale della Bibbia contro Darwin, che ha portato prima negli anni Venti e poi negli anni Ottanta del Novecento a due processi contro chi insegnava l’evoluzionismo alla pari delle altre teorie scientifiche. Al contrario, i creazionisti americani, e ora anche i loro maldestri epigoni italiani, sostengono che la teoria darwiniana dell’evoluzione non è dimostrata, ma rimane solamente un’ipotesi, al pari dell’insegnamento delle Sacre Scritture. Dunque ad entrambe va assegnata pari dignità nell’insegnamento nelle scuole e nelle università. In Italia pochi sono arrivati a sostenere apertamente questo tipo di posizione, poiché il cattolicesimo romano non ha la stessa tradizione di biblismo letterale (tipico invece dei Testimoni di Geova, ad esempio). Tuttavia, due anni fa la commissione che ha riformato i curricula di insegnamento delle scuole primarie e secondarie ha di fatto eliminato Darwin dagli argomenti da affrontare nell’ambito scientifico, un’escissione vista favorevolmente dall’estrema destra che si batte in difesa della tradizione e da molte parti della Chiesa cattolica. Tuttavia, va sottolineato che la critica al darwinismo è ormai andata oltre il creazionismo, posizione che sostiene l’origine molto recente della Terra per mano di un dio che ha creato il pianeta e i suoi abitanti in un unico momento. Gli avversari di Darwin sostengono oggi soprattutto quella che viene detta “teoria del progetto intelligente” (intelligent design): l’idea che l’evoluzione sia effettivamente avvenuta, ma che sia stata ‘guidata’ da una mano invisibile di origine divina, che ha quindi dato forma a un processo teleologico il cui punto di arrivo è l’uomo, la sua coscienza e la sua anima. È in questa prospettiva che va letta anche la parziale apertura, salutata come epocale, di Papa Giovanni Paolo II, che nel 1996 dichiarò che l’evoluzione è più di una semplice ipotesi. Ma il “santo subito” escludeva appunto l’anima e la coscienza dal processo naturale dell’evoluzione, e introduceva una finalità, proprio quella che Darwin, con gran merito, aveva definitivamente cancellato dalle scienze biologiche. L’argomento dell’intelligent design non è certo nuovo, è anzi una delle principali critiche affrontate da Darwin nel 1859 nell’Origine delle Specie: davvero un meccanismo semplice e ripetitivo come la selezione naturale (cioè, il maggior numero di discendenti lasciato dagli individui dotati di caratteri vantaggiosi) è capace di produrre strutture enormemente complesse e meccanismi fini come l’occhio umano e la sua abilità di riconoscimento delle forme? Questo è il quesito posto dal “progetto intelligente”, che risponde al senso di meraviglia suscitato dall’enorme e diversa complessità esibita dalla natura. Tuttavia, come ormai decenni di studi hanno dimostrato, la natura vivente non porta il marchio di fabbrica di un ingegnere divino, quanto piuttosto – usando la felice metafora del Nobel François Jacob – è il frutto del lavoro di un bricoleur, il cui carattere è proprio l’imperfezione. La biologia evolutiva ha reso chiaro che gli adattamenti non sono mai perfetti, ottimali, come se fossero progettati a tavolino: piuttosto hanno sempre qualche difetto dovuto al fatto che l’evoluzione può solo riutilizzare, con leggere modifiche non intenzionali, ciò che è già presente. Così noi umani soffriamo spesso di un mal di schiena dovuto al fatto che la colonna vertebrale non è del tutto adatta all’andatura eretta, perché è ancora fondamentalmente simile a quella degli altri primati. È stato soprattutto Stephen Jay Gould, paleontologo, evoluzionista e grandissimo divulgatore, a richiamare l’attenzione su questi aspetti, mettendo in luce che l’evoluzione si porta dietro un carico di storia incarnato dalle strutture e dai vincoli preesistenti che non si possono più eliminare. Questi vincoli “architettonici”, esistenti ad ogni livello degli organismi, dai geni in su, limitano effettivamente l’azione della selezione naturale. Darwin stesso l’aveva capito, e infatti solo successivamente l’evoluzionismo si è concentrato esclusivamente sul meccanismo selettivo. Il dibattito interno alla comunità evoluzionista è stato però anche sfruttato dagli avversari di Darwin, che ne hanno approfittato per sostenere che non c’è accordo sull’evoluzione. Accusa che dimostra solo la mancanza di comprensione dei processi di crescita della conoscenza, che però rischia di far presa sull’opinione pubblica. Per questo, da anni i sostenitori dell’intelligent design reclamano – fortunatamente senza successo – un dibattito pubblico: vogliono la legittimazione della comunità scientifica, consapevoli che una volta ottenuta questa, avrebbero il potere politico ed economico per imporsi nell’ambito accademico. Da lì, partirebbe una nuova campagna volta a disinnescare il potenziale filosofico antireligioso della teoria darwiniana, la quale ha eliminato ogni fondamento naturale alle credenze in un essere divino. Dal 1859 in poi, nessuno ha più potuto appoggiarsi alla natura per sostenere l’esistenza di un dio. Dal valico di Darwin passa dunque la lunga marcia che le forze della restaurazione stanno compiendo, sotto le insegne dell’integralismo religioso, puntando a inglobare ogni forma di pensiero – dalla politica alla scienza – e facendo della religione un rifugio identitario del quale facciamo volentieri a meno.
Siamo a Zhongdian, detta anche Shangri-la. Abbiamo tre giorni per aspettare che i compagni cinesi domino socialisticamente la natura e riaprano la strada verso Lijiang, permettendoci di tornare a Pechino e quindi in Europa. Per fortuna Zhongdian non e' brutta come altre citta' che abbiamo visto, e quanto meno non e' una pozza di fango.
Il Tamburo di Latta e' finito, ed e' molto bello. Il nano Oskar come specchio di un'umanita' egocentrica e immatura incapace di guardare al di la' del proprio naso. Il suono del tamburo e' il respiro della storia, l'eredita' ancestrale che ci portiamo dietro e con la quale dobbiamo fare i conti: storie di guerre e fallimenti personali/individuali/sociali. Iniziato ora Hemingway: e niente e' piu' appropriato. La campana che Oskar non sentiva mai, concentrato su se stesso, suona sempre per tutti. E il tamburo, pur se personale, fa da eco.
visti i panda, ora sono vicino al tibet, nel Sichuan per la precisione. tutto bene, V. sta bene anch'ella (ed e' piu' bella dei panda, che pure sono bellissimi). Da domani si fa sul serio con la montagna. Oggi solo una passeggiata intorno ai 4000m (me la sto tirando, ma e' vero).
luna di Carta di Camilleri (l'ultimo montalbano), e' molto bello. Il tamburo di latta mi sa che durera' piu' della cina.
Stanno vincendo perché 50 morti a Londra meritano paginate per settimane, e un'autobomba che a Baghdad fa più di cento morti prende mezza pagina un giorno e poi scompare.
Stanno vincendo anche perché esistono giornalisti che sono veramente braccia rubate all'agricoltura: qui un esempio di come un attentato possa far scrivere sul piu' importante quotidiano italiano una serie di cazzate, di idiozie e non sense che neanche Biagio Antonacci. Quindi stanno vincendo. E stanno vincendo perché Orina Fallaci scrive e il ministero della giustizia mette in home page il di lei nauseabondo parto intellettuale, un incubo di menzogne dette con la bava alla bocca. io, a lei, auguro solo sofferenza.
Update: un giornalista di Libero sta conducendo un'inchiesta su un centro di ricerca di Trieste, uno di piu' importanti al mondo, perche' nei corsi e nei seminari di ricerca, anche quelli che trattano di nucleare, ammetteva individui provenienti da Iran e altri paesi "fuorilegge". Tra le diverse stronzate che scrive, una delle piu' belle e': "i potenti supercomputer da mille megabyte". Cioe', il mio Ipod shuffle? Il buon senso è ormai un optional.
 Ho visto "Non desiderare la donna d'altri". Piccole considerazioni, considerando che comunque il film m'è piaciuto: 1- i danesi stanno come delle pigne.
2- il titolo è il parto di un commercialista che pensa che mettere titoli di questo tipo possa attirare gli spettatori di Vanzina che hanno trovato la sala piena il 25 dicembre. Certo se poi viene distribuito al Nuovo Sacher e basta, il trucchetto riesce solo a far irritare gli spettatori.
3- cresce sempre di più il mio astio nei confronti delle arene estive: ieri le superga di quello della fila dietro si facevano sentire, nelle scene di monti dell'Afganistan ti domandavi da dove venivano i gabbiani e ti rispondevi che venivano dal Tevere, l'auto di Michael faceva rumore di ferraglia proprio come il 3 che va verso Stazione Trastevere. In più faceva caldo e le sedie erano scomode (ma giustamente V. faceva notare che il film era molto più scomodo). E il prezzo è di 6 euro, per poter respirare il fumo delle sigarette dei vicini o eventualmente fumartene una. Voglio aria condizionata, poltrone comode, audio decente.
p.s. Qui una recensione del film, fantastica perché lo spettatore se n'è andato disgustato in quello che sembra essere il punto di arrivo del film, ma che in realtà è solo il punto di svolta: dopo c'è ancora molto....vatte a fida' dell'americani....
Guardi in giro e vedi la valle del salto della tigre, le vertebre del drago, il lago di latte, il tempio dell'uomo selvaggio. Piu' un numero imprecisato di luoghi che non ricordi il nome per piu' di cinque minuti, e dove vorresti camminare e vedere palmo a palmo piante pietre e animali. E tra dieci giorni si parte. Uh, mi tremano le gambe.
Di Michel Houellebecq. Cinico, nichilista, depresso. Alcuni spunti molto interessanti, ma in generale lascia un cattivo sapore. Probabilmente lo scopo era quello.
Ieri, poco prima dell'atterraggio a London Luton, il capitano annuncia che il tempo e' piovoso, fanno 14 gradi, e che ci sono state un po' di esplosioni nel centro di Londra. Dunque che metro e bus sono paralizzati e quindi chi deve andare a Londra avra' qualche problema. A parte i soldi spesi per un taxi da Luton a Heatrow, io tutto ok. Da segnalare la confusione degli addetti della National Express, la principale compagnia bus inglese, che non sapevano assolutamente nulla, e ancora alle due non sapevano quali linee fossero in servizio: hanno smesso a un certo punto di vendere i biglietti, perche' non li avrebbero potuti rimborsare in alcun caso.
Da segnalare, di piu' interessante, il fatto che da Ciampino ieri mattina sarebbe dovuto partire un aereo Ryanair alle 6.30, diretto a Stansted. Il volo ha fatto 6 ore di ritardo: era annunciato, alle 11, come partente alle 12.30. Chissa' se poi sono partiti. Il motivo del ritardo e' che praticamente mancava l'aereo. Secondo me, sapevano qualcosa. E hanno evitato che i passeggeri arrivassero a London, in centro, intorno alle nove di mattina.

Repubblica (web e cartacea) e Corriere.it (il cartaceo non lo leggo) danno begli esempi di giornalismo, e fanno ampi servizi sul grande fuoco d'artificio della NASA per il 4 luglio, una lavatrice sparata su una cometa. I servizi web sono corredati da splendidi album di foto. Repubblica.it usa alcune foto più di una volta, magari solo con un po' di zoom: a che pro? boh. Sia Repubblica che Corriere usano poi le immagini digitali preparate dalla NASA per illustrare la missione: si vedono quindi belle immagini colorate, con luci cosmiche che ci riportano a Spielberg, Lucas, e Kubrick. Oggi Repubblica cartacea ne usa una anche per la prima pagina. Ormai è caduta del tutto la distinzione reale/virtuale? Per parlare di Hitler useranno Bruno Ganz o, ancora meglio, Adenoid Hinkel?

Ieri era 4 luglio. Per festeggiare, alla NASA hanno fatto le cose in grande, mandando a sbattere una cosa grossa come una lavatrice contro una cometa (grande invece come mezza Manhattan, ci informano). Io invece, negli ultimi giorni ho letto/visto una grande opera: "In the shadow of no towers" di Art Spiegelman. Un ebreo newyorkese alle prese con gli attentati dell'11 settembre. Paranoie, soprattutto, caos paranoico espresso in tavole di grande formato senza griglie predefinite, a colori. Il topo perseguitato di Maus torna di quando in quando. L'incubo non è Osama, ma coloro che lo usano, e che spingono New York, e l'America, verso una follia di petrolio. E l'ebreo cosmopolita si ritrova legato a una città. Il tutto reso con una forza abbacinante, che ogni tanto ti costringe a distogliere lo sguardo. Probabilmente la cosa a maggior impatto emotivo che abbia finora visto/letto sull'11 settembre.
E' un bel giallo di Christopher Brookmyre, il suo secondo. In Italia è pubblicato da MeridianoZero. Sarebbe bello andare a vedere come è stato tradotto, perché ci sono parti scritte in scozzese: sarà stato girato in napoletano? Ed è molto incentrato sulla scozzesità. Il protagonista è un giornalista investigativo (lo è anche del suo primo romanzo), che svela complotti. Per quanto un po' stereotipato il protagonista (sembra Bruce Willis di Die Hard), meglio gli altri personaggi, più divertenti, un po' sfigati, tra Trainspotting e Ken Loach.
Per continuare la serie in lingua straniera, iniziato "Extension du domain de la lutte" di Michel Houellebecq. Cinico e tagliente già dalle prime righe.
- Cara com'e' il mare? - Sciapo.
problemi della settimana:
- far ripartire un pc che sembra non aver piu' punta voglia di lavorare (come non essere d'accordo?)
- andare al consolato cinese (e dicono che lì faccia ancora più caldo che qui)
- ridurre un testo da 50 a 15 cartelle (la sega elettrica è pronta)
- ritirare un pacco alla posta (ma perché li consegnano di sabato? c'e' una strategia?)
- varie ed eventuali (tra cui sopravvivere al caldo, leggere un paio di libri e scriverne, andare a sentire Ardicor alla festa dell'unità, giocare a calcetto con la Sor-ca, consumare mezzo chilo di tortellini prima che vadano a male ecc ecc.)
E domani qui a Roma è festa. L'ho scoperto da poco.
Domenica scorsa, salita al gran sasso con la bici. La neve vicino agli ultimi tornanti da un tocco di epos, sembrano i tapponi dolomitici del Giro. Noi di epico avevamo poco: forse solo le bestemmie lanciate verso il basso, con il naso puntato verso le ginocchia. Ancora una volta, si dimostra che conta la testa: dopo 30 km di salita arrivi agli ultimi tornanti durissimi. Metti giu' la testa, e riprendi a spingere. Non sai neanche dove vuoi arrivare, pero' prima o poi arriverai. il piacere è la pedalata in più, il tornante in più, il chilometro in più. Certo se poi arrivi in cima a Campo Imperatore e puoi guardare un bel panorama, è più bello.
Ciò che è successo a Autistici/Inventati è decisamente inquietante e fa poco sperare nella libertà personale, messa sotto attacco dallo stato con ogni mezzo: morale, tecnologico, politico. Di seguito il comunicato di Autistici (il testo completo si trova qui.
========================================= ARUBA-POSTALE 1 / PRIVACY 0 Comunicazione urgente Autistici/Inventati =========================================
22/06/2005
Il 15 giugno 2004 agenti della postale su ordine della Procura di Bologna si sono presentati presso il provider Aruba, dove e' ospitato uno dei server della nostra associazione. Senza avvisarci Aruba ha spento la macchina e ha consentito agli agenti di copiare quello che volevano. Il provider, alle nostre telefonate per domandare il motivo del down, ha risposto parlando di un guasto tecnico alla presa elettrica dell'armadio.
Da quel momento, come si evince dagli atti, da pochi giorni a nostra disposizione, hanno proceduto alle intercettazioni sistematiche della webmail della casella
croceneraanarchica@inventati.org
Potenzialmente pero' hanno potuto intercettare e riportare in chiaro tutte le altre comunicazioni che transitano dalla macchina e realisticamente e' quello che stanno ancora facendo. [...] QUESTA NON E' UNA QUESTIONE PRIVATA, ANCHE SE E' UNA QUESTIONE DI PRIVACY.
LEGGI e DIFFONDI questa MAIL AGISCI e ORGANIZZATI
autistici.org / inventati.org
Nuovo romanzo di Sabina Morandi, Ponte alle Grazie 2005. Mescola molte cose: resistenza india, giornalismo e controinformazione, ecologia, ecc. La storia prende ed è interessante, molte anche le informazioni contenute prese direttamente dalla realtà. I personaggi un po' tutti tagliati con l'accetta, questa è l'unica vera pecca.
qui una serie di considerazioni sparse sul referendum sulla legge 40. Ovviamente, la comunità che le ha prodotte è quella di LASER.
Allora, Giovanni Lindo Ferretti negli anni Ottanta scriveva tante belle cose. Anche negli anni Novanta. Si va dagli urli di Emilia Paranoica, all'anticipazione contenuta in Allah è grande e Gheddafi è il suo profeta. Le suggestioni di depressione caspica. Cantava qualcosa che è stato zeitgeist. Anni di riflusso eroinico e anerotico. Anni in cui il bisogno di religione poteva essere riempito solo davanti alle false quinte del Patto di varsavia, quello della stabilità e dei piani quinquennali. Anni di medicinali dai nomi diventati simbolo della calma artificiale e spaventosa, che avrei poi conosciuto in altre forme, purtroppo: toradol, tavor, valium. Anni da cui usciva anche Supercar, per noi più piccoli. Ora sono anni cantati dagli Offlaga Disco Pax , che dai primi CCCP discendono darwinianamente. Poi abbiamo intercettato i CCCP e ci son piaciuti: avevo piu' o meno 14-15 anni, fine anni Ottanta. E ancora ci piacciono, quei pezzi. Per questo Giovanni Lindo Ferretti - di cui già da tempo si diceva che era completamente rincoglionito - merita almeno un pensiero cattivo. Qui la lettera che ha scritto al Foglio di Ferrara due giorni prima del referendum.
In Spagna avrei Zapatero, potrei tifare Barça, frutta e verdura, ottimo cibo in generale, prezzi contenuti. Qui abbiamo Rutelli e Berlusconi, la Roma è deprimente, i prezzi lievitano come un pandoro. E va a votare il 25% della popolazione. Il confronto è impietoso.
Il referendum sta per finire. Quindi ora vado al mare.
Ieri 85 km in bici, da Magliano de' Marsi fino a Rocca di Cambio, passando anche per Ovindoli e vari altri paeselli. Molto bello. Sull'Altipiano faceva freddo, Gran Sasso e Maiella pieni di neve, piccole vene di neve anche su Velino e Sirente. Insomma un bello spettacolo. Comunque, quattro ore di pedalata. Settimana prossima si pensa al Gran Sasso. La vera lentezza.
Il lavoro è una brutta bestia, che spesso costringe a leggere con lentezza. Magari semplicemente perché doversi spostare in tanti luoghi della città obbliga a non usare i mezzi pubblici, e quindi toglie tempo alla lettura. O perché lavori fino a notte e non stai sveglio oltre le due pagine. Aggiungete il fatto che sto leggendo - a casa - "The County of the Blind" di Brookmyre, in originale (mix di scozzese e inglese), prevedo che mi prenderà molto tempo ancora, anche se il libro è molto bello. Invece, negli spostamenti (è più leggero), la lettura è "petrolio in paradiso" di Sabina Morandi. Mi piace per ora, anche se fossi stato il suo editor avrei tentato di asciugare la prosa.
Film di Robert Rodriguez e Frank Miller. Leggersi il fumetto è meglio. Il film coinvolge perché molto movimentato e ha anche belle trovate visive, però ha peso specifico molto basso. Il commento unanime, mio e di Red, è stato che è perfetto per un telefilm. E d'altra parte il fumetto ha molto in comune con il telefilm, soprattutto nella serialità: che non vuol dire solo serialità di personaggi e storie, ma anche continuità estetica. Comunque, vederlo ne vale la pena, magari un mercoledi che costa meno.
E' il nuovo album di Jovanotti aka Lorenzo Cherubini. Non mi è piaciuto. A un primo ascolto l'ho trovato banale e neanche di facile ascolto: poca melodia interessante, testi che vorrebbero girare intorno ai luoghi comuni ma irritano come i luoghi comuni. La parentela è con il più recente Frankie Hi-NRG, ma senza la capacità paroliera di questo. E pure Frankie ogni tanto diventa eccessivamente luogocomunista.
Nelle case non c'è niente di buono, appena una porta si chiude dietro a un uomo succede qualcosa di strano, non c'è niente da fare è fatale quell'uomo comincia ad ammuffire. Basta una chiave che chiuda la porta d'ingresso che non sei già più come prima che ti senti depresso; la chiave è tremenda, appena si gira la chiave siamo dentro a una stanza: si mangia, si dorme, si beve.
Nelle case non c'è niente di buono, appena una porta si chiude dietro a un uomo quell'uomo è pesante e passa di moda sul posto, comincia a marcire e a puzzare molto presto. In casa non c'è niente di buono c'è tutto che puzza di chiuso e di cesso: si fa il bagno, ci si lava i denti, ma puzziamo lo stesso. Amore ti lascio, ti lascio...
C'è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l'unica salvezza; c'è solo la voglia, il bisogno di uscire di esporsi nella strada e nella piazza. Perché il giudizio universale non passa per le case, le case dove noi ci nascondiamo, bisogna ritornare nella strada, nella strada per conoscere chi siamo. C'è solo la strada su cui puoi contare la strada è l'unica salvezza; c'è solo la voglia, il bisogno di uscire di esporsi nella strada, nella piazza. Perché il giudizio universale non passa per le case, e gli angeli non danno appuntamenti e anche nelle case più spaziose non c'è spazio per verifiche e confronti.
Perché abbiamo esperienze diverse non può finir male, perché abbiamo una chiave moderna, abbiamo una Yale. Perché è tutto un rapporto diverso che è molto più avanti... ma c'è sempre una casa, con altre aspirine e calmanti. E di nuovo mi trovo a marcire in un'altra famiglia, la nostra, la mia; abbracciarla guardando la porta e la mia poesia. Amore ti lascio, vado via.
C'è solo la strada su cui puoi contare la strada è l'unica salvezza; c'è solo la voglia, il bisogno di uscire di esporsi nella strada, nella piazza. Perché il giudizio universale non passa per le case, in casa non si sentono le trombe, in casa ti allontani dalla vita, dalla lotta, dal dolore e dalle bombe.
Perché il giudizio universale non passa per le case, le case dove noi ci nascondiamo, bisogna ritornare nella strada, nella strada per conoscere chi siamo. C'è solo la strada su cui puoi contare la strada è l'unica salvezza; c'è solo la voglia, il bisogno di uscire di esporsi nella strada, nella piazza. Perché il giudizio universale non passa per le case, in casa non si sentono le trombe, in casa ti allontani dalla vita, dalla lotta, dal dolore e dalle bombe.
(Giorgio Gaber)
Ho scritto una lettera a Rutelli, utilizzando questo link.
Sono da sempre un elettore di sinistra, che mai voterà per la destra. Se però alle prossime elezioni si dovesse presentare un candidato del partito da Lei guidato, non avrà il mio voto. Oltre alla libertà morale ed etica di questo Paese, lei avrà sulla coscienza anche il mio voto. Le sarei dunque grato se volesse dimettersi dalla guida del partito della Margherita, così da evitarmi un gesto che mi addolorerebbe alquanto.

Arrivo con la bici davanti l'ufficio postale di Roma Garbatella. Chiudo il lucchetto a U. Una signora sulla sessantina osserva l'operazione e commenta: "See, chiudela. Che si la chiudi se vede che vale."
Il poliziotto in borghese cui presento la domanda di passaporto ascolta la radio: miracolo, non è marione o tifosi vari, ma una normale radio musicale. Lo speaker dice qualcosa a proposito dei francesi e del no alla costituzione europea. La guardia, che si chiama Yuri, commenta: "Eh, 'sti francesi e la grandeur. C'hanno la grandeur, loro..."
p.s. la foto qui sopra è garbatella, il palazzo di fronte al commisariato PS. Il commissariato però è messo molto peggio.
In realtà è "The Portnoy's Complaint", di Philip Roth, comprato da Oxfam a Headington, periferia di Oxford. Da tanto lo volevo leggere, e l'ho trovato per il prezzo di qualche monetina. Alexander Portnoy ha 33 anni. Barney Panofsky è invece al testamento. Potrebbero essere la stessa persona? Forse è solo la mia estraneità alla cultura di provenienza, ebrei americani, che me li fa tenere insieme. Comunque, confermo la valutazione di centinaia di persone che ne capiscono più di me: il libro è molto bello. Assolutamente esilarante in molti brani.
Che poi è una lunga seduta psicanalitica, in cui mostra l'uso perverso che si fa delle religioni nel corso dell'educazione, della formazione di una persona. Qui è l'ebraismo - lo stereotipo della famiglia ebrea, ma esistono esempi legati al mondo cattolico e islamico. Non è un libro antisemita. Anzi. Ed è un libro sul sesso: sesso come modalità di comprensione del mondo, ovviamente partendo da e arrivando all'archetipo della madre. E' la messa in pratica delle linee generali del primo Freud, quello delle perversioni infantili e del sesso come chiave di lettura del mondo.
Post interessante su brodoprimordiale. Si parla della mania di gridare al capolavoro appena uno evita gli errori di ortografia e di consecutio.
Sono stato a Oxford per un lungo weekend. Il tempo è stato bello. Freddo, ma molto sole. La novità più consistente è che ho mangiato bene in Inghilterra. Piu' che la guerra in Irak, più che la stretta sulle libertà civili, sarà per questo che verrà ricordato Blair: sotto i suoi governi, i ristoranti e i pub inglesi hanno iniziato a cucinare decentemente, gli inglesi a mangiare e a bere meglio. Pero' i prezzi restano altissimi, e la cucina un po' pesante. I vini in particolare: per 15 pound a un pub con i tetti di paglia nella campagna, ti servono una bottiglia di pinot grigio italiano simil-industriale.
Sui pub, un'ulteriore riflessione. Ce ne sono centinaia, a pochi km di distanza, che si chiamano con lo stesso nome (white hart, white horse, etc etc). Che sia una sorta di effetto mcdonald's ante litteram?
E' l'ultimo romanzo uscito in Italia di Joe Lansdale. La lettura si è rivelata faticosa all'inizio, ma poi avvicente. Penso - è una mia opinione, forse eccessiva - che Lansdale abbia cercato di creare una sorta di mito fondativo della società contemporanea texana. E per farlo non poteva che partire da una ribellione personale e individuale (che non si traduce in politica), e dal petrolio. Siamo negli anni della grande Depressione, e una donna fa fuori il marito e diventa sceriffo del paese. Questo l'inizio. C'entrano poi il razzismo, e alcuni altri elementi tipici di Lansdale: l'ipocrisia della religione istituzionale, la violenza insita in ogni umano. Rispetto alle altre cose lette di Lansdale, fa decisamente un passo avanti nel respiro narrativo.
Dopo Camilleri, il classico "Il giorno della civetta" di Leonardo Sciascia. E' qui che si trova la metafora della linea della palma. Sciascia ha un modo di scrivere che affascina e intriga. Per rendere la sicilianità, invece dell'intenso uso del dialetto che fa Camilleri, usa la costruzione della frase: barocca e arcaica, spesso il verbo alla fine. L'impressione è quella di un tavolo di legno scuro ottocentesco, semplice, con le gambe un po' tondeggianti, che sta in mezzo a una cucina contemporanea di metallo e colori plastici. Rimani stupito ma poi inizi a notare una certa armonia dovuta al confronto. Si porta il passato, un modo di pensare con radici antiche, in un presente che sentiamo più vicini. Ma il passato è lì, ineliminabile. Come i figli dei mafiosi che studiano nei collegi svizzeri e hanno master in business administration. Come ringrazieranno chi li ha fatti studiare sul sangue di altri? Mi piacerebbe saperlo: esiste un senso di colpa, un rinnegamento, una voglia di allontanarsi, un rifiuto? Dovremmo però forse farlo anche noi, che siamo cresciuti in un mondo divenuto ricco e prospero a spese del restante ottanta per cento del pianeta. Ogni volta che mi capita di salire su un'auto o un motorino, mi viene in mente la domanda: quanti chilometri faccio con un iracheno?
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