03 novembre 2009

Sempre in difesa, ma non è un gioco

Giovedi' notte, a Roma, all'incrocio tra via Cavour e via dei Fori Imperiali una ragazza in bici di 28 anni è stata investita da dietro da un taxi. E' morta dopo due giorni. La conoscevo: veniva ogni tanto in ciclofficina centrale per mettere a posto una delle due bici che usava. Ieri mattina l'avevo pensata, prima di sapere la notizia, quando ho intravisto l'altra bici su cui avevo messo personalmente le mani, legata sotto casa sua. Ieri pomeriggio ho saputo che era morta.
Tornando a casa ieri notte, in autobus, meditavo sul fatto che il casco non lo metto mai, che troppo spesso le condizioni in cui pedalo non sono molto sicure. E cosi' quelle di tante altre persone che conosco e cui voglio bene che quotidianamente vanno in bici, per scelta o per necessità. E' diventato necessario difendersi, quando si scende in strada: per andare al lavoro, uscire la sera, andare a fare la spesa. Casco, mascherina antismog: difendi le ossa e gli organi interni. E non stai scendendo in piazza per chiedere l'abbattimento del capitalismo o le dimissioni di Berlusconi: stai solo conducendo la tua vita. Forse farlo in bici è un atto politico quanto un corteo.
Via dei Fori Imperiali è stata appena rifatta: i sampietrini che una volta erano un incubo ora sono lisci come un biliardo. I marciapiedi nuovi di zecca, con gli scivoli e le aiuole sistemate. due belle corsie preferenziali per autobus e taxi. Ovviamente, ora che non ci sono più le buche infami, il viale è diventato un'autostrada nel centro della città. Nessuno ha pensato (né Veltroni prima, né Alemanno dopo) a fare una corsia ciclabile, né a far sì che questo rettilineo non diventasse occasione di corse ad ogni ora del giorno.
La notizia della morte di Eva non ha raggiunto alcun mezzo di comunicazione: solo su Facebook, e un comunicato passato inosservato (biciroma.it). Forse perché era coinvolto un tassista, forse perché certe cose ormai sono come il meteo: piove, muore un ciclista tirato sotto da un taxi, toh, è uscito il sole.
Mi becco anche gli insulti dalle teste di cazzo che aprono le portiere in doppia fila senza guardare, di chi ti taglia la strada perché non poteva perdere 7 secondi nella gara quotidiana della sua vita in auto: in genere gli do' dei criminali o dei fascisti, a seconda dell'umore, anche tutti e due. Hanno la faccia di rispondere, mai una scusa, mai uno sguardo di comprensione, al massimo compassione per la. La strada è di chi se la prende, recita un'orrenda pubblicità di un'auto enorme e inutile.
E noi continuiamo a pedalare, in difesa, sempre di più.

Update: appuntamenti per i prossimi giorni.
Altro update: ADN Kronos e ciclistica.it

6 commenti:

.mau. ha detto...

Io il casco lo uso, ma mi sa che serve a poco. Per la mascherina, pedalando per Milano faccio in modo di non andare mai in debito d'ossigeno: dovrei usarla anche quando cammino, allora...

Anonimo ha detto...

Le auto in città corrono troppo e questo sembra normale, anzi giusto.

Non c'è rispetto, non c'è speranza.

clickclick ha detto...

E' uno schifo,ho una rabbia dentro che non vi dico. Vado in bici a Roma da 5 anni, e ogni giorno è una guerra quotidiana, con la merda di macchina, taxi o scooter che ti tagliano la strada comportandosi come se non ti vedessero...quando accade cerco di impormi, li raggiungo al semaforo successivo e mi ci metto davanti, così almeno mi sfogo. Giusto la settimana scorsa la mia ragazza che è francese si è preso uno spavento esagerato, stessa dinamica, anche stessa area giusto un po' più su, verso via Labicana...uno stronzo da dietro correndo come il pazzo che le taglia la strada e le tocca la ruota davanti, con l'altra macchina che da dietro, anche lei correndo, la tampona da dietro. L'ho ritrovata in lacrime all'incrocio con via Manzoni. In lacrime di paura e di rabbia, perchè mai pedalando in tutte le città di Europa si è sentita in pericolo. Vengo da Napoli dove il traffico è il peggiore del mondo, l'inciviltà è di casa. Sono abituato a questa rabbia.

Pedalare è anche un atto politico, di cambiamento, di rinnovamento culturale.

Riprendiamoci gli spazi, a partire dalle strade, il luogo urbano dove tutto è concesso e delinquere si può, se si tratta della tua auto.

Organizziamo una manifestazione e riprendiamoci via dei Fori, disegniamo con la vernice una ciclabile, imponiamoci al traffico.
Imponiamoci agli occhi degli automobilisti.

Dobbiamo diventare IL traffico

Il buco nella rete ha detto...

Hai scritto un post molto bello, mi sono permesso di richiamarlo nel mio blog. Io vivo tra Roma e Torino, due città che adoro. In entrambe mi muovo in bici, e di solito dico che Roma è piu' sicura, perché le strade sono piu' strette e le macchine sono costrette ad andare piu' piano.

Ecco, anziche' venire apprezzati perche' 'siamo una macchina di meno', ci ritroviamo a sperare che ci sia così tanto traffico che le macchine non possano andare veloce.

Disegno Fuliggine ha detto...

Ciao a tutti.
Sono cresciuto a Roma, anche se ormai vivo a Pisa da più di un anno. All'automobile ho sempre preferito i mezzi pubblici, e ai mezzi ho sempre preferito la bici per spostarmi e non patire alla ricerca di un parcheggio nelle vicinanze dell'università o, ancor prima, nei grovigli del traffico. Eppure Dio solo sa quante volte ho rischiato come voi di essere arrotato a morte. Ormai nella Capitale, quando mi capita, se vado in bici è solo per buttarmi direttamente in aree pedonali o in giardini; la strada è diventata troppo rischiosa.
Linko il blog perché è una bella idea e, col tuo permesso, copio/incollo il tuo post.

@clickclick: attenzione comunque a non esagerare! Qui a Pisa, per farti un esempio, grazie alla zona pedonale estesa a quasi tutto il Corso, i ciclisti la fanno da padroni, e a loro volta investono i pedoni. Ciò che davvero occorre è una cultura del rispetto per tutti coloro che usufruiscono della sede stradale, da chi va a piedi a chi gira in autoarticolato.

Ciao,

D.F.

Ricambi Originali ha detto...

Ringrazio chi ha linkato il post: la diffusione di queste notizie, anche se brutte, puo' servire a qualcosa.