06 giugno 2005

Sin City

Film di Robert Rodriguez e Frank Miller. Leggersi il fumetto è meglio. Il film coinvolge perché molto movimentato e ha anche belle trovate visive, però ha peso specifico molto basso.
Il commento unanime, mio e di Red, è stato che è perfetto per un telefilm. E d'altra parte il fumetto ha molto in comune con il telefilm, soprattutto nella serialità: che non vuol dire solo serialità di personaggi e storie, ma anche continuità estetica.
Comunque, vederlo ne vale la pena, magari un mercoledi che costa meno.

Buon sangue

E' il nuovo album di Jovanotti aka Lorenzo Cherubini. Non mi è piaciuto. A un primo ascolto l'ho trovato banale e neanche di facile ascolto: poca melodia interessante, testi che vorrebbero girare intorno ai luoghi comuni ma irritano come i luoghi comuni. La parentela è con il più recente Frankie Hi-NRG, ma senza la capacità paroliera di questo. E pure Frankie ogni tanto diventa eccessivamente luogocomunista.

Sensazioni da seguire...

Nelle case non c'è niente di buono,
appena una porta si chiude dietro a un uomo
succede qualcosa di strano, non c'è niente da fare
è fatale
quell'uomo comincia ad ammuffire.
Basta una chiave che chiuda la porta d'ingresso
che non sei già più come prima
che ti senti depresso;
la chiave è tremenda, appena si gira la chiave
siamo dentro a una stanza:
si mangia, si dorme, si beve.

Nelle case non c'è niente di buono,
appena una porta si chiude dietro a un uomo
quell'uomo è pesante e passa di moda sul posto,
comincia a marcire e a puzzare molto presto.
In casa non c'è niente di buono
c'è tutto che puzza di chiuso e di cesso:
si fa il bagno, ci si lava i denti,
ma puzziamo lo stesso.
Amore ti lascio, ti lascio...

C'è solo la strada su cui puoi contare,
la strada è l'unica salvezza;
c'è solo la voglia, il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case,
le case dove noi ci nascondiamo,
bisogna ritornare nella strada,
nella strada per conoscere chi siamo.
C'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza;
c'è solo la voglia, il bisogno di uscire
di esporsi nella strada, nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case,
e gli angeli non danno appuntamenti
e anche nelle case più spaziose
non c'è spazio per verifiche e confronti.

Perché abbiamo esperienze diverse
non può finir male,
perché abbiamo una chiave moderna,
abbiamo una Yale.
Perché è tutto un rapporto diverso
che è molto più avanti...
ma c'è sempre una casa, con altre aspirine e calmanti.
E di nuovo mi trovo a marcire
in un'altra famiglia, la nostra, la mia;
abbracciarla guardando la porta
e la mia poesia.
Amore ti lascio, vado via.

C'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza;
c'è solo la voglia, il bisogno di uscire
di esporsi nella strada, nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case,
in casa non si sentono le trombe,
in casa ti allontani dalla vita,
dalla lotta, dal dolore e dalle bombe.

Perché il giudizio universale
non passa per le case,
le case dove noi ci nascondiamo,
bisogna ritornare nella strada,
nella strada per conoscere chi siamo.

C'è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l'unica salvezza;
c'è solo la voglia, il bisogno di uscire
di esporsi nella strada, nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case,
in casa non si sentono le trombe,
in casa ti allontani dalla vita,
dalla lotta, dal dolore e dalle bombe.


(Giorgio Gaber)

04 giugno 2005

Lettera a Rutelli

Ho scritto una lettera a Rutelli, utilizzando questo link.

Sono da sempre un elettore di sinistra, che mai voterà per la destra. Se però alle prossime elezioni si dovesse presentare un candidato del partito da Lei guidato, non avrà il mio voto. Oltre alla libertà morale ed etica di questo Paese, lei avrà sulla coscienza anche il mio voto. Le sarei dunque grato se volesse dimettersi dalla guida del partito della Margherita, così da evitarmi un gesto che mi addolorerebbe alquanto.

27 maggio 2005

una mattina di maggio a Roma: commenti



Arrivo con la bici davanti l'ufficio postale di Roma Garbatella. Chiudo il lucchetto a U. Una signora sulla sessantina osserva l'operazione e commenta: "See, chiudela. Che si la chiudi se vede che vale."

Il poliziotto in borghese cui presento la domanda di passaporto ascolta la radio: miracolo, non è marione o tifosi vari, ma una normale radio musicale. Lo speaker dice qualcosa a proposito dei francesi e del no alla costituzione europea. La guardia, che si chiama Yuri, commenta: "Eh, 'sti francesi e la grandeur. C'hanno la grandeur, loro..."

p.s.
la foto qui sopra è garbatella, il palazzo di fronte al commisariato PS. Il commissariato però è messo molto peggio.

23 maggio 2005

Il lamento di Portnoy

In realtà è "The Portnoy's Complaint", di Philip Roth, comprato da Oxfam a Headington, periferia di Oxford. Da tanto lo volevo leggere, e l'ho trovato per il prezzo di qualche monetina. Alexander Portnoy ha 33 anni. Barney Panofsky è invece al testamento. Potrebbero essere la stessa persona? Forse è solo la mia estraneità alla cultura di provenienza, ebrei americani, che me li fa tenere insieme. Comunque, confermo la valutazione di centinaia di persone che ne capiscono più di me: il libro è molto bello. Assolutamente esilarante in molti brani.

Che poi è una lunga seduta psicanalitica, in cui mostra l'uso perverso che si fa delle religioni nel corso dell'educazione, della formazione di una persona. Qui è l'ebraismo - lo stereotipo della famiglia ebrea, ma esistono esempi legati al mondo cattolico e islamico. Non è un libro antisemita. Anzi.
Ed è un libro sul sesso: sesso come modalità di comprensione del mondo, ovviamente partendo da e arrivando all'archetipo della madre. E' la messa in pratica delle linee generali del primo Freud, quello delle perversioni infantili e del sesso come chiave di lettura del mondo.

13 maggio 2005

capolavori e dopolavori

Post interessante su brodoprimordiale. Si parla della mania di gridare al capolavoro appena uno evita gli errori di ortografia e di consecutio.

10 maggio 2005

Cambia tutto

Sono stato a Oxford per un lungo weekend. Il tempo è stato bello. Freddo, ma molto sole. La novità più consistente è che ho mangiato bene in Inghilterra. Piu' che la guerra in Irak, più che la stretta sulle libertà civili, sarà per questo che verrà ricordato Blair: sotto i suoi governi, i ristoranti e i pub inglesi hanno iniziato a cucinare decentemente, gli inglesi a mangiare e a bere meglio. Pero' i prezzi restano altissimi, e la cucina un po' pesante. I vini in particolare: per 15 pound a un pub con i tetti di paglia nella campagna, ti servono una bottiglia di pinot grigio italiano simil-industriale.

Sui pub, un'ulteriore riflessione. Ce ne sono centinaia, a pochi km di distanza, che si chiamano con lo stesso nome (white hart, white horse, etc etc). Che sia una sorta di effetto mcdonald's ante litteram?

09 maggio 2005

Tramonto e polvere

E' l'ultimo romanzo uscito in Italia di Joe Lansdale. La lettura si è rivelata faticosa all'inizio, ma poi avvicente. Penso - è una mia opinione, forse eccessiva - che Lansdale abbia cercato di creare una sorta di mito fondativo della società contemporanea texana. E per farlo non poteva che partire da una ribellione personale e individuale (che non si traduce in politica), e dal petrolio. Siamo negli anni della grande Depressione, e una donna fa fuori il marito e diventa sceriffo del paese. Questo l'inizio. C'entrano poi il razzismo, e alcuni altri elementi tipici di Lansdale: l'ipocrisia della religione istituzionale, la violenza insita in ogni umano. Rispetto alle altre cose lette di Lansdale, fa decisamente un passo avanti nel respiro narrativo.

01 maggio 2005

La Sicilia e i Siciliani

Dopo Camilleri, il classico "Il giorno della civetta" di Leonardo Sciascia. E' qui che si trova la metafora della linea della palma.
Sciascia ha un modo di scrivere che affascina e intriga. Per rendere la sicilianità, invece dell'intenso uso del dialetto che fa Camilleri, usa la costruzione della frase: barocca e arcaica, spesso il verbo alla fine. L'impressione è quella di un tavolo di legno scuro ottocentesco, semplice, con le gambe un po' tondeggianti, che sta in mezzo a una cucina contemporanea di metallo e colori plastici. Rimani stupito ma poi inizi a notare una certa armonia dovuta al confronto. Si porta il passato, un modo di pensare con radici antiche, in un presente che sentiamo più vicini. Ma il passato è lì, ineliminabile. Come i figli dei mafiosi che studiano nei collegi svizzeri e hanno master in business administration. Come ringrazieranno chi li ha fatti studiare sul sangue di altri? Mi piacerebbe saperlo: esiste un senso di colpa, un rinnegamento, una voglia di allontanarsi, un rifiuto?
Dovremmo però forse farlo anche noi, che siamo cresciuti in un mondo divenuto ricco e prospero a spese del restante ottanta per cento del pianeta. Ogni volta che mi capita di salire su un'auto o un motorino, mi viene in mente la domanda: quanti chilometri faccio con un iracheno?

30 aprile 2005

Privo di Titolo

Camilleri torna all'epoca fascista dopo "La Presa di Macallé". Si narra la vicenda del "martire fascista" Gigino Gattuso. Un divertissement storico, un esercizio di stile.

29 aprile 2005

un po' come la madeleine...

E' ricomparso il cookie snack, anche se ora si chiama "Cucciolone cooky".

25 aprile 2005

Il Circolo chiuso

E' il seguito de La banda dei Brocchi, Jonathan Coe prosegue la saga della famiglia Trotter nel neolaburismo di Tony Blair. Si legge benissimo, ma sembra piu' un telefilm che un vero romanzo. Forse la vicinanza degli eventi, gli scenari noti, fanno sì che sia la trama a colpire, più che il significato del libro. Molto bello da leggere, ma una volta finito rimane poco da gustare.

21 aprile 2005

La Storia si ripete

Sembra che la sentenza della cassazione metta di nuovo in dubbio l'esistenza di una cupola mafiosa che prende decisioni e governa la mafia come una società segreta o come un'impresa. Questa più o meno era la tesi che veniva proposta negli anni sessanta e settanta, quando si diceva "la mafia non esiste". poi arrivo' Falcone e soprattutto Buscetta, a dimostrare (la tesi che sostenne il maxiprocesso) che la mafia, da sempre, si muoveva come un'organismo unico.
La mia opinione è che si inizino a restituire favori. Alle prossime elezioni in Sicilia la Cdl non perderà poi molto.

20 aprile 2005

il nuovo papa

Ratzi nostri

17 aprile 2005

La domenica e i domenicali

Da molti anni, la domenica compro il sole24ore per l'inserto culturale scoperto nei primi anni di università. Lo compravo a Parigi, lo compravo se possibile a Kobenhavn (quasi dieci anni fa, e i giornali arrivavano in ritardo di un giorno).
Al sole si associa la Repubblica: Gianni Brera è solo un vago ricordo di bambino per il sabato e la domenica (XXIV giornata di campionato....), ma c'è ora Gianni Mura. Con il quale sono poco d'accordo in fatto di calcio, ma che scrive bene di molte altre cose.
Il terzo giornale che per anni è stato affiancato ai due era il Manifesto, perché Chip&Salsa di Franco Carlini dice spessissimo cose intelligenti.
Ora via il Manifesto, ed è entrato Liberazione, che ha dato il via a un inserto culturale che va un po' alterno, ma che un paio di articoli buoni li regala sempre.
Repubblica, invece, non fa altro che deludere. Il sabato mette l'inserto dei libri (almanacco) e domenica un inserto che vorrebbe rifarsi ai grandi domenicali anglosassoni, dedicato più o meno alla cultura e al tempo libero.
Delude, però, perché sembra una spazzatura: tutto ciò che non si riesce a pubblicare in settimana - perché bisogna star dietro alle cravatte di Giovanardi o agli orecchini di Franca Ciampi, viene messo la Domenica. Per le recensioni del sabato, si chiede al parco giornalisti di parlare di un libro. Ora perché io dovrei trovare interessante Massimo Giannini (o Irene Bignardi, o chi per loro) che recensisce un romanzo me lo devono spiegare. Sarebbe molto meglio mettere due recensioni ogni giorno, piuttosto che dover riempire otto pagine a settimana di parole affiancate per tirare quattro paghe per il lesso.
E uguale, la domenica perché mi dovrebbe interessare un giornalista, una "grande firma" come Zucconi, che scrive sull'appartamento del Papa? Cioè, il Sole24ore fa un'altra cosa: prende degli specialisti, che scrivono piu' o meno bene di cose che sanno, su cui lavorano. E quindi Paolo Rossi scrive di Storia della scienza, Paolini di gastronomia. E non ci sono interviste.

La Linea della Palma

Come scrivevo due post fa, il titolo del libro (BUR, 2002) viene da Sciascia, e Camilleri lo usa come metafora di una mentalità mafiosa che si sposta, come la palma, sempre più a nord, a piccoli passi.
Il racconto della vita di Camilleri è interessante, reso affascinante dal suo narrare. Il libro è un po' troppo lungo, non annoia ma alla lunga stucca.
Pero', soprattutto per la prima parte, sulla Sicilia, vale la pena.

12 aprile 2005

Livorno

In questi giorni si parla molto di Livorno. Domenica a Roma c'era Lazio-Livorno, carogne fasciste espongo striscioni orrendi, i tifosi livornesi come sempre con bandiere rosse, fieramente comunisti e bolscevichi. Per me anche troppo. In curva laziale appare uno striscione molto grande "roma è fascista". Ai livornesi, prima della partita viene sequestrato uno striscione che parla di 140 vittime senza giustizia.

Esiste un filo che collega l'Olimpico domenica 10 aprile, Ilaria Alpi, i militari americani, l'ENI. Il filo si ingarbuglia davanti a Livorno, nel 1991. Di notte, un traghetto di linea lascia il molo e punta verso la Sardegna. Trova sulla sua strada una petroliera, l'AGIP Abruzzo. Si scontrano, il traghetto prende fuoco. Il traghetto è il Moby Prince. 140 morti, tutti i passeggeri, tutto l'equipaggio tranne un mozzo al primo giorno di imbarco.

Quella notte di fronte a Livorno c'era di tutto: navi americane senza controllo, petroliere italiane che non si sa che facevano, e un'imbarcazione somala, probabilmente dedita al contrabbando d'armi. Questa probabilmente aveva appena fatto - di notte, di nascosto - il pieno dalla AGIP Abruzzo. Ci sono poi altre navi "fantasma" che scappano appena avviene la collisione del Moby Prince. C'e' una sorta di silenzio radio provocato. C'e' un elicottero che gira sulla rada. Ci sono testimonianze false, contraddittorie, palesemente pilotate. Ci sono 140 morti, più Ilaria Alpi e Miran Hrovatin che dopo aver indagato sull'imbarcazione somala, in Somalia, vengono assassinati. C'è un'unica condanna, un capro espiatorio che se la cava con poco.

Il primo nome che viene in mente è Ustica.

Ieri sera, il programma di Minoli "La storia siamo noi" ha mandato in onda un'ora di inchiesta sul Moby Prince. Vedere le cose tutte insieme è stato agghiacciante.

L'ENI è l'unica grande azienda internazionale rimasta in Italia. In Iraq, l'ENI era l'unica che avesse interessi da difendere, perché l'unica legata al petrolio.

A Livorno il 10 aprile 1991 non c'era nebbia, ma secondo i giudici c'era nebbia. I radar della petroliera erano spenti, ma secondo il capitano della nave erano accesi. I passeggeri sono morti in breve tempo, ma le immagini e i medici hanno dimostrano chiaramente che alcuni sono rimasti vivi per molte ore.

A Roma il 10 aprile uno striscione che ricordava i morti del Moby Prince non è stato fatto entrare. Le bandiere delle SS, della X MAS, gli striscioni fascisti, hanno avuto cittadinanza in quella curva.

11 aprile 2005

Cosa Nostra

John Dickie è un inglese che ha scritto una bella storia della mafia. Dice - lui, nell'introduzione - che l'essere straniero l'ha aiutato: tutto era più semplice, per l'assenza di pregiudizi da parte sua e nei suoi confronti. Ciò ha portato il libro lontano da molti luoghi comuni, anche se comunque non dice cose nuove. Pero', dice cose ovvie, persino da bar, che pochi dicono in Italia, soprattutto in libri editi da un editore mainstream come Laterza. Ad esempio, che Andreotti, non mafioso direttamente (la verità giudiziaria è questa), o era stupido, perché non si accorgeva di ciò che facevano i suoi amici siciliani, o era in malafede perché si copriva gli occhi. Per una persona che è stato il politico più influente della democrazia italiana nel XX secolo, non è un bel dilemma.
Era Pasolini a dire "Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi."
Cmq, soprattutto, Dickie è convinto che la mafia non sia una cosa antica, né una "cultura siciliana". E' un'associazione a delinquere di tipo massonico, una società segreta che esercita poteri là dove lo stato è debole, sovrapponendosi e affiancandosi ad esso, utilizzandolo in modo strumentale. Uno stato che si è spesso illuso di poter governare la mafia a proprio uso, ma che spesso ha dovuto fare i conti con questa bestia in cerca di potere e di denaro.
La storia arriva fino a Dell'Utri e Berlusconi. E il libro è assolutamente da leggere.

Per i casi della vita, ho trovato a disposizione per la lettura "La linea della palma", una lunghissima intervista biografica di Andrea Camilleri. Camilleri che ha conosciuto da vicino la mafia della prima metà del Novecento, quella prima del dominio dei Corleonesi, quella che ha usato anche il bandito Giuliano. Ma che anche, girgentino o quasi, ha visto il tentativo di golpe delle "stidde": ed è scampato a una sparatoria in un bar nel corso di questa guerra tra organizzazioni.